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Ecco com’è “Il museo che vorrei” secondo il pubblico dei musei statali italiani

Sono stati presentati stamattina i risultati della consultazione pubblica “Il museo che vorrei” indetta dalla Direzione Generale per la Valorizzazione del MiBAC, cui hanno risposto 7043 persone in Italia, di cui il 60% donne e il 70% laureati.

Logo “Il museo che vorrei”

I dati raccolti evidenziano che il 76% del pubblico (che ha risposto) ritiene che sia giusto pagare un biglietto per l’ingresso del museo, che è disposto anche a pagare di più dell’attuale biglietto a patto però che l’offerta sia all’altezza del prezzo in termini di percorsi, accessibilità, informazioni, chiarezza dell’esposizione e servizi. Al tempo stesso ritiene importante, visti i tempi di crisi in cui versa l’occupazione giovanile, che il biglietto ridotto sia esteso anche ai giovani dai 19 ai 29 anni (ora è per i giovani dai 19 ai 25 anni).

Quanto agli orari ideali, una buona fetta del pubblico (78%) chiede orari estesi, l’apertura serale fino alle 22 o addirittura fino alle 24 (85% degli intervistati) e l’ingresso gratuito una domenica al mese (61% degli intervistati). La proposta che ne nasce da parte del Ministero è dunque che la prima domenica del mese si autorizzi l’ingresso gratuito ai luoghi della cultura statali e sono al vaglio ipotesi per aperture serali periodiche. Inoltre, una novità riguarda la Settimana della cultura, che non si svolgerà più tra 25 aprile e 1 maggio, periodo già di per sé di forte affluenza di pubblico nei musei in quanto momento di ferie per molti, ma verrà programmata in date, da definirsi, da cercarsi in quei periodi dell’anno di minore afflusso turistico.

Il Mibac ha reso pubblici i risultati attraverso la pubblicazione di un file pdf scaricabile o consultabile online: http://valorizzazione.beniculturali.it/varie/ComunicatiStampa/IlMuseoCheVorreiIRisultati.pdf

È stato posto l’accento, con l’occasione, sull’importanza che sempre più stanno rivestendo i social media nella comunicazione del museo con il pubblico. Vero è che sono ancora poche le strutture museali statali che sfruttano il social network per fidelizzare con i propri visitatori, ma proprio per questo siamo contenti di essere tra quei pochi – mi piace dire primi – musei che utilizzano almeno facebook e twitter, social che al momento sono i più diffusi tra il pubblico.

Le proposte dette oggi, comunicate via livetwitting e reperibili su twitter con l’ashtag #ilmuseochevorrei o seguendo @MI_BAC, al momento sono solo proposte. Non appena saranno ufficializzate, vi comunicheremo quando diventeranno effettive.

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