2 commenti

Il progetto ARIADNE

Volevo raccontarvi che ho assistito alla presentazione che si è svolta a Roma il 7 febbraio scorso presso la Biblioteca Nazionale Centrale del Progetto europeo ARIADNE.
Cosa è ARIADNE? E’ un acronimo (Advanced Research Infrastructure for Archeological Dataset Networking in Europe) di quella che diventerà nell’arco dei prossimi quattro anni una infrastruttura di ricerca importantissima per mettere finalmente fra loro in rete gli attuali archivi digitali europei di dati archeologici. Se finora per effettuare una ricerca, ad esempio sui modelli greci di un determinato tipo di statuaria romana, è necessario accedere separatamente ad archivi digitali diversi, con ARIADNE l’utente potrà accedere ad un unico archivio virtuale. La gestione dei diversi archivi rimarrà sotto il controllo delle diverse autorità competenti, ma l’utente avrà a disposizione on line un unico archivio di dati ricchissimo e in continua implementazione. Questa nuova biblioteca digitale unificata nel settore archeologico collaborerà con altre iniziative già previste a livello europeo, come Europeana, la grande biblioteca europea digitale, proprio per rendere sempre più accessibile il sempre più vasto patrimonio di documentazione prodotto dalla ricerca archeologica nei diversi paesi. L’archeologia diventa sempre più e-science, integrando e condividendo dati sul campo, digitali e ottenuti sperimentalmente.

Project Officer della Commissione Europea Maria Theofilatou alla presentazione del Progetto Ariadne

Project Officer della Commissione Europea Maria Theofilatou alla presentazione del Progetto ARIADNE

Il progetto che ha la durata di quattro anni e un finanziamento di 8 milioni di euro è coordinato dal Prof. Franco Niccolucci del PIN s.c.r.l – Servizi didattici ed educativi dell’ Università di Firenze e vi partecipa il CNR con vari Istituti e l’Associazione internazionale di Archeologia classica (AIAC). Il MIBAC svolge in ARIADNE il ruolo chiave di fornitore di dati, di utente privilegiato e di esperto nel campo delle biblioteche digitali, grazie ai numerosi progetti nazionali ed europei coordinati negli anni dall’ICCU, anch’esso partner del progetto. I partner europei del progetto sono 24 relativi a 16 paesi, fra cui l’Istituto Archeologico Germanico, Centri di Ricerca sui beni culturali di Francia, Grecia, Irlanda e Spagna, le Accademie delle Scienze di Austria, Bulgaria, Repubblica Ceca, Slovenia e Olanda, diverse Università e Istituti. Al progetto collabora strettamente l’EAA (European Association of Archeologists).
All’apertura dei lavori è intervenuto il Segretario Generale Antonia Pasqua Recchia, il Direttore dell’ICCU Rossella Caffo, il Soprintendente della Soprintenza Archeologica di Roma Maria Rosaria Barbera e il Project Officer della Commissione Europea Maria Theofilatou, che ha inserito il progetto ARIADNE nel 7° FP Research Infrastrutture Programme, accennando anche con molte speranze al prossimo programma dell’Unione per il finanziamento della ricerca e dell’innovazione, Horizon 2020. E’ notizia recente che Horizon 2020 si è salvato dai tagli previsti dal bilancio europeo approvato dalla Commissione.

Franco Nicolucci e Rossella Caffo alla presentazione di ARIADNE

Franco Nicolucci e Rossella Caffo alla presentazione di ARIADNE

Il Prof. Niccolucci ha proseguito i lavori presentando il progetto insieme a Julian Richars dell’ Archeological Data Service, altro importante partner di ARIADNE, lasciando poi la parola a Peter Biehl dell’ European Association of Archeologists e ai referenti di alcune di quelle infrastrutture digitali per le scienze umanistiche già funzionanti (DARIAH, The Digital Research Infrastructure for the Arts and Humanities; CENDARI, Collaborative European Digital Archival Infrastructure; EHRI, European Holocaust Research Infrastructure) che il “filo” di ARIADNE collegherà fra loro.

Michela Sediari

 

 

I wanted to tell you that I attended the presentation of the European Project ARIADNE which was held in Rome on 7 February at the National Central Library.
What is ARIADNE? It is an acronym (Advanced Research Infrastructure for Archeological Dataset Networking in Europe) of what will become over the next four years a very important research infrastructure to put finally together the existing network of European digital repositories of archaeological data. If so far to search, for example, on Greek models of a certain type of Roman statuary, you need to log on separately to different digital archives, with ARIADNE the users will can access to a single virtual archive. The management of the different archives will remain under the control of different authorities, but the user will have a unique online archive: it’ll be very rich and with in continuous implementation data. This new archaeological digital library will work with other initiatives already planned at European level, such as Europeana, the great European digital library, to make more accessible the increasingly large amount of documentation, produced by archaeological research in different countries. The archaeology becomes more and more e-science.
The project has a duration of four years and a budget of € 8 million; it’s coordinated by Prof. Franco Niccolucci of the PIN s.c.r.l – Servizi didattici ed educativi dell’ Università di Firenze. Project’s partners are CNR and the l’Associazione internazionale di Archeologia classica (AIAC). MIBAC plays the key role of data provider, of privileged user and expert in the field of digital libraries, thanks to the many national and European projects coordinated over the years by ICCU, also partner in the project. The European partners of the project are 24, in 16 countries, including the German Archaeological Institute, Research Centers on Cultural Heritage of France, Greece, Ireland and Spain, the Academies of Sciences in Austria, Bulgaria, Czech Republic, Slovenia and the Netherlands, various universities and institutes. The project works closely with the EAA (European Association of archaeologists).
The Opening session was attended by the Segretario Generale Antonia Pasqua Recchia, the Direttore of ICCU, Rossella Caffo, the Soprintendente of the Soprintendenza Archeologica di Roma, Maria Rosaria Barbera and the Project Officer of the European Commission Maria Theofilatou, who described the project ARIADNE inside the 7th FP Research Infrastructures Programme. Dr.Theofilatou also has mentioned the next EU program for research and innovation, Horizon 2020; it’s recent news that Horizon 2020 was saved from the cuts in the budget approved by the European Commission.
Prof. Niccolucci has presented the ARIADNE project with Julian Richars of Archeological Data Service, an other important partner, then has passed the word to Peter Biehl of European Association of Archaeologists and to the representatives of some of those digital humanities infrastructure already in operation (DARIAH, The digital Research infrastructure for the Arts and Humanities; CENDARI, Collaborative European Digital Archival infrastructure; EHRI, European Holocaust Research infrastructure) that the “thread” of ARIADNE will link together.
Michela Sediari

Annunci

2 commenti su “Il progetto ARIADNE

  1. Sono veneziana e solo rivisitando il museo archeologico di Venezia da adulta mi sono accorta che, in realtà, il museo della storia archeologica della Città e del Veneto non dice nulla, totalmente assente la realtà storica locale.
    La dottoressa. Sediari in occasione di una conferenza sull’expo (l’acqua e il museo archeologico) ha dimostrato di essere su tutt’altra dimensione, ovvero non ha parlato delle cinquanta città-isole del Veneto di cui parla Teopompo (380 a. C.) collegate attraverso fiumi al mare, ma di qualche stele romana che rappresentava la navigazione nei mari sul Mediterraneo e una villa ad Ostia lungo il mare, l’acqua per l’appunto, null’altro che Roma e la storia archeologica del Veneto limitata ad una o due statue prese dalle Terme di Abano.
    Interrogata da me su questa lacuna ha ammesso di non sapere un gran che ed ha accennato ad alcuni resti romani trovati sul fondale del fiume Sile, punto.
    Ora che il museo archeologico della città abbia una serie di statue romane portate dalla famiglia Grimani, mi lascia fredda e delusa in quanto i Romani nel Veneto hanno fatto ben altro che l’unica statua locale delle terme. C’è il quadrilatero romano, Vie di percorrenza importanti quali la Via Annia e altre, ville che i sub di Venezia studiano sul fondale marino, e quant’altro, le vie d’acqua collegavano città quali Padova, Treviso, Roncade, Oderzo ecc. tra loro e la laguna tanto che persino il geografo greco Strabone descrive le città dei Veneti come “delle vere e proprie isole ..(che)..hanno delle meravigliose vie di navigazione fluviale…”.
    Dunque non solo i Romani nel Veneto, prima di loro c’era altra storia e un museo archeologico della città non si deve limitare al nazionalismo che ha imperversato nel secondo dopo guerra. La storia archeologica locale, per fortuna, è stata divulgata da altri musei con mostre che chissà come mai, sono state ignorate dalla dottoressa che avrebbe come minimo dovuto colmare la lacuna prima di accettare l’incarico di direttrice dei beni culturali di Venezia.
    E’ romana, ma questo non è un handicap se si informa. Ecco nel 2013 c’è stata la mostra nel Palazzo della Ragione di Padova sui “Venetkens” i quali avevano una loro scrittura non molto dissimile da quella etrusca, ecc. ecc. Ora Brescia apre la mostra sui “Percorsi archeologici e le genti del Po” al Museo Santa Giulia della Città, e così via. Possibile che il museo archeologico capoluogo del Veneto, ovvero quello di Venezia, abbia solo un paio di statue portate da Roma o dalle Terme Euganee? Nulla sulla storia locale, ma mega schermo che fanno girare le statue in su e in giù, a destra e a sinistra per bambini, mi vien da dire, limitati, come giocassero con uno jo-jo. Ma chi se ne frega? Che girino intono alla statua se proprio sono così interessati a scrutarla in lungo e in largo.
    Ma qui introduco un altro tema che è quello dello spreco, fumo neglio occhi, modernità senza sostanza, per non parlare che quei computer sparsi nel museo consumano, inutilmente per quella che io considero banalità, elettricità. Sarà così anche per il ‘Progetto ARIADNE’?, serve davvero mettere in rete gli archivi digitali di una storia monca, che non si conosce, non sarà meglio spendere le proprie energie per correggere gli errori del passato che, almeno nel museo archeologico di Venezia, ignora la storia locale? Apprendere e capire prima di mettere in rete il vuoto fumoso?

    Gina Di Cataldo

    • Ringrazio la sig. Di Cataldo per il suo commento: come le avevo spiegato durante la presentazione del nuovo percorso “…acqua immutabile ed antica…” la caratteristica fondamentale del Museo Archeologico Nazionale di Venezia, quello che lo rende unico nel suo genere e rilevantissimo, è il fatto di essere un Museo di collezionismo di antichità: vale a dire non è un museo archeologico in senso tradizionale, collegato al territorio, ma è un museo che si è formato a partire dal XVI secolo grazie a lasciti da parte di prestigiose famiglie veneziane delle loro collezioni di antichità: i Grimani, i Contarini, i Mocenigo (per limitarsi al XVI secolo) con il loro gesto a favore dello Stato dettero prova nel contempo di prestigio, cultura, ricchezza e profondo senso civico, oltre che di lungimiranza: oggi il Museo Archeologico di Venezia preserva il patrimonio del primo museo pubblico d’Italia e d’Europa. Il Museo archeologico di Venezia è quindi un Museo, ricco di capolari che hanno soprattutto provenienza greca, egeo-insulare, dall’Asia minore e romana. Questa è la sua caratteristica principale, che rende famoso il nostro museo e lo collega strettamente alla storia di Venezia, perchè il collezionionismo è un fenomeno che nasce nel Veneto e ha in Venezia una manifestazione altissima e conservata fino ai nostri giorni.
      Testimonianze della civiltà dei Veneti sono ben rappresentate invece in altre collezioni legate al territorio, come ad esempio Altino, Adria, Este, ecc. Di prossima realizzazione al Lazzareto Nuovo un museo della Laguna che raccoglierà le testimonianze archeologiche di questa importante realtà.
      Un’ultima precisazione, sulle rilevazioni in 3D di alcuni capolavori, che sono presenti in Museo: sono visualizzazioni di apparati di una moderna ricerca scientifica realizzata con strumentazione di ultima generazione,
      illustrate e rese accessibili al pubblico, per educare, coinvolgendo, soprattutto le nuove generazioni digitali.
      Un cordiale saluto
      Michela Sediari

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: