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I “Troni di Saturno” in mostra a Palazzo Strozzi

Il Museo Archeologico Nazionale di Venezia ha prestato a Palazzo Strozzi di Firenze i rilievi con putti di età romana dei “Troni di Saturno” per la mostra appena inaugurataLa Primavera del Rinascimento”.

I due rilievi, di I secolo d.C. e provenienti dalla chiesa di San Vitale a Ravenna, appartenevano ad un’unica lastra; in ciascuno dei due rilievi due putti con un mantello, la clamide, sulle spalle, trasportano a fatica la falce e lo scettro, attributi di Saturno. Il rilievo originale, dal quale le due lastre sono ritagliate, aveva come sfondo una serie di edicole, e nel centro della scena la rappresentazione del trono vuoto e la sottostante sfera cosmica, con stelle e segni zodiacali: una ricostruzione, che durante tutta la durata della mostra di Firenze ritroverete in museo a Venezia al posto dei due rilievi originali, fa vedere quale dovesse essere la struttura di quest’opera scultorea.

I Troni di Saturno nella ricostruzione che sarà possibile vedere in museo in questi mesi

I Troni di Saturno nella ricostruzione che sarà possibile vedere in museo in questi mesi

Il tema del trono divino vuoto ha origine nel mondo ellenistico e viene recepito a Roma, di volta in volta associato a varie divinità: Nettuno, Bacco, Ercole, Giove, Marte, Apollo…; nel medioevo molti di questi rilievi furono reimpiegati nelle chiese lungo la costa adriatica, tra cui Ravenna, probabilmente perché nel trono vuoto si identificava il trono di Cristo.

I putti del museo archeologico di Venezia costituirono una fonte di ispirazione per gli artisti del Rinascimento: i due rilievi infatti erano posti sopra un’arcata che collegava piazza San Marco con la Frezzeria, dunque in una posizione di grande visibilità che ne fece la loro fortuna: e infatti pare che artisti del calibro di Donatello, Andrea Mantegna, Tiziano, Iacopo Sansovino e Paolo Veronese ne abbiano subito il fascino e ne abbiano realizzato rielaborazioni, studi e riprese. I putti di Venezia si inseriscono a pieno titolo nel grande e vasto mondo della Fortuna dell’Antico nel Rinascimento

putti1Anche per il trasporto dei due putti da Venezia a Firenze è stato realizzato un imballaggio a doppia cassa, come abbiamo già visto per Afrodite Sosandra. Ancora una volta ci soffermiamo sull’importanza della precisione e della totale sicurezza che si pretende nelle operazioni di movimentazione. Un articolo firmato da Paolo Russo apparso su Repubblica di sabato 23 marzo parla proprio, a proposito delle tecniche più moderne per il trasporto in sicurezza delle opere d’arte, di come avviene un imballaggio appropriato: “l’opera viene fasciata, messa dentro una robusta cassa all’interno della quale una controcassa calettata come un abito sartoriale la blocca al millimetro senza però esercitare pressioni indebite”: la voce è quella di Beatrice Paolozzi Strozzi, curatrice insieme a Marc Bormand, della mostra “La primavera del Rinascimento”. Perché quando si presta un’opera d’arte da un museo all’altro, non importa la distanza che l’opera deve percorrere, ma come la percorrerà e, fatte salve le esigenze di documentazione che l’oggetto prestato riveste in relazione al progetto scientifico della mostra, la priorità è senza dubbio la sua conservazione.

putti2The two reliefs at the Museo Archeologico Nazionale in Venice, pertaining to a single slab and conventionally known as the putti from the Throne of Saturn, are an example of Roman art from the first half of the 1st century AD, but also they are an example of how Italian Renaissance art turned to antiquity for inspiration. Two pairs of winged putti with chlamydes on their shoulders are burdened by the attributes of Saturn, the scythe and the sceptre. we can reconstruct not only the upper part of the architectural backdrop, shaped like an aedicule, of the original slab, but also the middle of the scene with the representation of the empty throne and the cosmic sphere, with stars and zodiac signs, beneath it. Similar fragmentary reliefs can also be found in Italian churches and museums, referring to several series and various deities: Neptune, Bacchus, Ceres, Jupiter, Mars, Diana, Apollo and Hercules. The motif of the putti and that of the empty throne are symbols of the deity but also of the prince associated with the god and pertained to the Hellenistic iconographic tradition and then entered the imperial Roman figurative repertory. In the Midlle Ages, the Chruch have favoured the conservation of a lot of ancient reliefs with the motif of the empty throne, which was considered that of Christ. In the Renaissance, the fortune of the putti from the Venice reliefs is due not only to their early renown among collectors of antiquities in Venice and the Veneto area, but also the great visibility they had until 1532 when they were placed above an arch that linked Piazza San Marco with the Frezzeria and were subsequently moved to the church of Santa Maria dei Miracoli. Echoes and reinterpratations of the two venetian reliefs interested Renaissance artists: Donatello, Andrea Mantegna, Iacopo Sansovino, Tiziano and Paolo Veronese.

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