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Da “puttini” a “spiritelli”… i rilievi dei “Troni di Saturno” a “La Primavera del Rinascimento”

Siamo stati a visitare la mostra “La primavera del Rinascimento” a Palazzo Strozzi, dove si trovano esposti i rilievi dei “Troni di Saturno” prestati dal Museo Archeologico Nazionale di Venezia. Nello scorso post vi abbiamo raccontato che cosa sono i troni di Saturno. In questo post vi raccontiamo perché sono stati esposti a Firenze. I rilievi infatti, come abbiamo già visto, sono del I secolo d.C., sono due esempi di arte romana. Perché allora sono stati scelti per essere esposti in una mostra sul Rinascimento?

Su entrambi i rilievi di Venezia sono rappresentati due putti. Il tipo del bambino alato ha un notevole successo nell’arte rinascimentale. I putti, i genietti della classicità romana, diventano nel Rinascimento fiorentino “spiritelli”. Queste figure infantili alate compaiono nei più importanti monumenti fiorentini del primo Quattrocento, e sono anzi uno dei segni più riconoscibili del nuovo stile che si va imponendo nell’arte del periodo. Facilmente identificabili con gli angeli della tradizione cristiana, dall’inizio del secolo prendono posto sulle tombe, imponendosi poi – soprattutto con Donatello, che ne fa uno dei suoi soggetti preferiti – come protagonisti anche in complessi scultorei significativi. Ed è così che nella prima metà del Quattrocento il tema degli “spiritelli”/ex genietti di età romana si diffonde rapidamente in varie tipologie artistiche.

i putti dai "Troni di Saturno", Venezia, Museo Archeologico Nazionale, ora in mostra a Palazzo Strozzi

Putti dai “Troni di Saturno”, Venezia, Museo Archeologico Nazionale, ora in mostra a Firenze

‘Spiritelli’ tra sacro e profano” è proprio una delle sale/sezioni della mostra, in cui si esemplifica il rapporto tra modello antico dei puttini e genietti alati di età romana, e la sua fortuna con Donatello e altri artisti, tra cui Luca della Robbia e Maso di Bartolomeo: i due spiritelli in bronzo dalla cantoria del Duomo di Firenze, di Donatello, che dovevano reggere il cero, oppure lo spiritello in bronzo dorato realizzato da uno scultore vicino a Donatello, nel quale forse si può riconoscere Mercurio per via dei calzari alati, o la Cassetta della Sacra Cintola, un cofanetto in rame dorato e legno sul quale sono applicati alcuni piccoli spiritelli che vivacizzano e impreziosiscono il già preziosissimo oggetto.

Maso di Bartolomeo, Cassetta della Sacra Cintola, Prato, Museo dell’Opera del Duomo

Le opere che troviamo esposte nelle sale dei musei raccontano sempre più di una storia: dalla semplice descrizione dell’oggetto in sé, al suo rinvenimento, al suo contesto, al suo significato, alla sua storia e alla sua tecnica di esecuzione, alla storia della sua collezione, tutto può essere oggetto di un racconto. Le chiavi di lettura possono essere infinite, basta voler cercare e saper trovare nuovi punti di vista e subito quell’opera avrà un’altra storia da raccontare. Eventi come le mostre temporanee tematiche servono anche a mettere le opere in condizione di raccontare nuove storie a chi le osserva, anche a chi crede di conoscerle già. Per questo sono importanti lo studio e la ricerca continui alla base, attività che devono essere svolte dal museo. Perché non è vero che un’opera che è stata studiata ha già detto tutto. Avrà invece sempre qualcosa di nuovo da raccontarci. E i rilievi dei “Troni di Saturno” ne sono una dimostrazione: al Museo Archeologico noi li osserviamo come esempi di arte romana del I secolo d.C. e come aspetti del gusto per l’Antico che si diffonde nella Venezia del Trecento. Con la mostra di Firenze noi scopriamo una cosa in più: l’importantissimo ruolo giocato dall’immagine dei putti alati di epoca romana nell’elaborazione dell’arte del primo Rinascimento fiorentino. Una storia che merita di essere raccontata.

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