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Lo Statuario Pubblico: la nascita del Museo Archeologico Nazionale di Venezia

I musei archeologici in linea generale si possono distinguere in due categorie: musei legati al territorio, quindi nati a seguito di ricerche e scoperte archeologiche, che espongono nelle proprie sale i reperti principali rinvenuti a seguito di tali ricerche; e musei di collezioni, ovvero formatisi a partire dai lasciti di grandi collezionisti, che nelle proprie sale ospitano opere di arte antica di notevole pregio dalle provenienze più disparate. Il Museo Archeologico Nazionale di Venezia appartiene alla seconda categoria di musei archeologici: il suo nucleo storico è costituito dalle donazioni delle intere collezioni di arte antica del cardinale Domenico Grimani, patriarca di Aquileia nei primi decenni del Cinquecento e di Giovanni Grimani del 1587. Entrambi facoltosi collezionisti, amanti dell’Antico, immersi in quella cultura umanistica che pervase l’Italia da quando Ciriaco d’Ancona fece ritorno dalla Grecia magnificando l’arte greca con la quale era venuto a contatto nel corso del suo viaggio, durante i loro soggiorni a Roma come ambasciatori della Serenissima presso il Papa, in Grecia e in Asia Minore a seguito dei loro contatti commerciali, raccolsero nel corso della loro vita un patrimonio di sculture e rilievi di grandissimo pregio e qualità: sia originali greci che copie romane di originali greci, che opere romane. Il fatto di possedere originali greci, possibile in virtù dei traffici con il Mediterraneo orientale, era anzi gran motivo di vanto, sia perché la statuaria greca era già all’epoca ritenuta più prestigiosa della statuaria romana, sia perché possedere sculture greche costituiva una particolarità quasi esclusiva di Venezia.

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La sede del Museo Archeologico Nazionale di Venezia, le Procuratie Nuove in Piazza San Marco

L’atto costitutivo del nucleo primitivo del Museo Archeologico Nazionale di Venezia data al 1587, quando Giovanni Grimani donò alla città di Venezia la sua collezione, con uno straordinario atto di mecenatismo volto ad assicurare al futuro della Repubblica la “memoria delle cose antiche”. Per la sua raccolta, così ricca e prestigiosa, era necessaria una collocazione altrettanto prestigiosa: l’antisala della Biblioteca Marciana, adibita all’epoca all’insegnamento della Retorica, della Filosofia e delle Lettere greche. Fu così allestita una sala in cui si alternavano, nelle nicchie, sulle mensole alle pareti, sul pavimento, statue, ritratti, busti e rilievi: nasceva così lo Statuario Pubblico, una delle prime istituzioni museali pubbliche della storia, con un atto di sensibilità nei confronti dell’arte antica senza dubbio innovativo. Aperto definitivamente nel 1596, ebbe grandissima fortuna presso i viaggiatori italiani e stranieri. Col tempo si andò arricchendo di ulteriori opere d’arte antica, frutto di donazioni successive di collezionisti, tanto che si rese necessario compilare degli inventari. Il più completo in assoluto è quello di Anton Maria Zanetti che nella prima metà del ‘700 realizzò una vera opera d’arte: non redasse infatti un mero elenco di oggetti, ma una serie organizzata di fedeli disegni e di precise indicazioni per ciascun elemento della collezione, per un totale di 3 volumi.

Anton Maria Zanetti il Giovane, Statuario Pubblico della Serenissima: Parete d’ingresso, Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, Cod. It. IV, 123 (10040), f, I

E ancora, la raccolta si arricchisce quando ormai venti di grossa crisi si abbattono sulla Repubblica di Venezia, nel 1795: Girolamo Zulian, mecenate di Antonio Canova, lascia al museo la sua raccolta di marmi, gemme e vasi antichi; alcuni dei marmi furono restaurati dal Canova. Al Canova stesso fu affidato, sempre nel 1795, l’incarico di studiare una migliore disposizione delle opere nello statuario. Ma i lavori si bloccarono con la caduta della Repubblica.

Lo Statuario Pubblico. credits: Corrado Bonora http://corradobonora.photoshelter.com/image/I0000cgRDdq5QgI0

La collezione continuò ad accrescersi per tutto l’800, ma allo scoppio della I Guerra Mondiale tutta la collezione fu trasferita per sicurezza a Firenze, da cui poi tornò tra il 1919 e il 1920. E fu in questo frangente che al museo venne trovata una sistemazione adeguata nelle ampie sale delle Procuratie Nuove, adiacenti alla Libreria Marciana, le stesse che accolgono ancora oggi i marmi dello Statuario Pubblico. Le sculture furono organizzate per epoche e correnti artistiche, offrendo un quadro dell’arte greca e romana dal V secolo a.C. al III secolo d.C.: era nato il Museo Archeologico Nazionale di Venezia.

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Un commento su “Lo Statuario Pubblico: la nascita del Museo Archeologico Nazionale di Venezia

  1. […] La statua, di dimensioni più piccole del vero, rappresenta l’eroe mentre avanza circospetto: rappresenta probabilmente il momento in cui, durante la guerra di Troia, insieme ad alcuni compagni, Ulisse è salito all’Acropoli della città per sottrarre il Palladio, il simulacro di Athena che proteggeva Troia rendendola invulnerabile. A seguito del ratto del Palladio Troia, infatti, cadrà, e sarà sempre grazie ad un’astuzia di Ulisse: sua è infatti l’idea del Cavallo che, portato dentro le mura della città assediata, libererà nella notte i soldati greci che metteranno a ferro e fuoco ogni cosa: è l’imboscata più nota della storia. La nostra statua è una copia romana di II secolo d.C. da un originale greco di età ellenistica, che ha subito nel XVI secolo dei restauri (ad esempio il braccio destro e la mano sinistra) ed appartenne alla collezione di Domenico Grimani prima di essere trasferita allo Statuario Pubblico, nucleo più antico del Museo Archeologico Nazionale di Venezia. […]

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