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III Percorso Museale d’Autunno

Domenica 15 dicembre 2013 alle ore 11 il Museo Archeologico Nazionale di Venezia ospita il III Percorso Museale d’Ascolto d’Autunno sempre in collaborazione con il Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia, dal titolo “Soave spira il fiato degli dei, eterni gli echi delle loro voci”.

Questo il programma:

Coro I, III da
Chori in musica composti sopra li chori della tragedia di Edippo Tiranno. Recitati in Vicenza l’anno M.D.lxxxv. Con solennissimo apparato di Andrea Gabrieli (1533 ca – 1585)
Helena Steiner, soprano
Francesca Gerbasi, mezzo
Gianluca Geremia, tiorba
Marco Casonato, viola da gamba
Francesco Erle, direttore

Stazione 1 – Sala III

Coro I (1-4) [7′] 

Stazione 2 – Sala IV

André JOLIVET (1904-1974)  Incantation “Pour que l’image devienne symbole” (1937) [4′]

Piera  Poser, flauto

Stazione 3 – Sala V

Coro I (5-7) [7′] 

Stazione 4 – Sala VI

Salvatore SCIARRINO (1947)  L’orizzonte luminoso di Aton (1989) [11′]

Federica Lotti, flauto 

Stazione 5 – Sala VIII

Giacinto SCELSI (1905-1988)  Quays (1953) [4′]

Bianca Mafucci, flauto 

Stazione 6 Sala IX  

Coro I (8-11)

Coro III (12) [6′]

Andrea Gabrieli fu esponente di rilievo nel panorama musicale italiano della seconda metà del secolo XVI. Assorbì con spiccata originalità le caratteristiche più salienti della scuola veneziana, lasciando notevoli testimonianze della sua arte in campo sia sacro sia profano. Spiccano nella sua ricchissima produzione di musica profana le composizioni di soggetto politico-celebrativo; tra queste, i quattro grandi cori per l’Edipo Tiranno, scritti in qualità di organista di San Marco, a commento della tragedia sofoclea Edipo Re che il 3 marzo 1585 inaugurò il teatro Olimpico di Vicenza. Essi rispondono sostanzialmente alla volontà rinascimentale di riportare a nuova vita la tragedia antica.

André Jolivet, musicista francese, allievo di P. Le Flem e di E. Varèse, ha fatto parte con O. Messiaen, Y. Baudrier e D. Lesur del gruppo La jeune France, che promuoveva, in polemica con il neoclassicismo, l’utilizzazo di una tecnica modernissima al servizio di un nuovo “umanesimo”.

L’IncantationPour que l’image devienne symbol” è un brano per flauto solo in cui emerge la filosofia compositiva di Jolivet che percepiva nella musica dei forti legami con la sfera religiosa, esoterica e rituale. Il suo obiettivo infatti è riportare la musica al suo significato arcaico, ricercando quindi un linguaggio e uno stile di grande libertà armonica e di grande impatto emotivo nonché spirituale. A tal fine non è casuale la scelta del flauto poiché esso è lo strumento più antico e primordiale per eccellenza. Il flauto diventa quindi il mezzo privilegiato per riallacciare il contatto col trascendente e con la sfera magico-religiosa.

Salvatore Sciarrino è uno dei più importanti e originali compositori italiani viventi. La sua spiccata individualità si manifesta fin dalla più giovane età: enfant prodige appassionato d’arte e pittura, autodidatta per la formazione musicale. La sua produzione si caratterizza per la predilezione di materiali sonori  quasi fantasmagorici, ricavati da zone marginali del suono attraverso tecniche strumentali al limite del virtuosismo (armonici, suoni multipli, risonanze secondarie). Il pezzo scelto in questa occasione si ispira ad Aton, divinità solare della mitologia egizia rappresentata dal grande globo luminoso che esercita la sua benefica influenza, datrice di vita, attraverso i raggi – di cui tutti sentono lo splendore e il calore – e le mani, strumento ultimo di contatto col divino. Culto privo di immagini, senza mediazioni, cui i fedeli si rivolgono direttamente attraverso le preghiere, come questa: “O Disco solare vivente, quanto sei bello, grande, splendente, i tuoi raggi circondano la terra fino al limite di tutto ciò che hai creato. Come sono numerose le tue opere o Dio Unico a cui nessuno è eguale. Hai creato la terra secondo il tuo desiderio e gli uomini e il bestiame e tutto ciò che è nel cielo. Quando riposi la terra è nell’oscurità, come se fosse morta. Tutti i leoni escono dalla loro tana, tutti i serpenti mordono[..]”

Giacinto Scelsi, dopo gli studi di composizione a Roma, Ginevra e Vienna soggiornò a più riprese a Parigi, a Londra e in Svizzera,  intraprese diversi viaggi in Africa e in Estremo Oriente. Negli anni Quaranta, nel corso di una forte crisi personale e di salute, si dedicò allo studio del pensiero orientale e si allontanò progressivamente dai metodi tradizionali di composizione propri della cultura occidentale. Quays è un pezzo per flauto in do o flauto in sol. Scelsi nella sua poetica musicale indaga la microstruttura del suono, sconfinando in territori fino ad allora insondati, utilizzando tecniche all’epoca non convenzionali. Dalla scrittura musicale originalissima e dai contenuti sonori imbevuti di cultura orientale, l’opera compositiva di Giacinto Scelsi si pose nel panorama musicale del XX secolo quale sintesi fra Oriente ed Occidente.

Vi aspettiamo dunque domenica 15 dicembre al Museo Archeologico Nazionale di Venezia alle ore 11 per un nuovo percorso museale che vuole integrare l’arte antica, il mito e le suggestioni che esso suscita con la musica.

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