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Ares e Afrodite vi augurano Buon San Valentino

Come ogni anno, visto che ci troviamo nella città più romantica del mondo, vi facciamo i nostri auguri di San Valentino! Lo facciamo alla nostra maniera, ovvero presentandovi un’opera del museo che parla di amore.

E chi meglio di Ares e Afrodite, la coppia di amanti divini dell’Olimpo, per festeggiare San Valentino al Museo?

Efesto ricondotto sull’Olimpo da Ermes, da una scena ritratta sul Vaso François. Firenze, Museo Archeologico Nazionale

Il mito di Ares e Afrodite è piuttosto noto e anche divertente: lui, il giovane e terribile dio della Guerra, lei la bellissima dea della bellezza e dell’Amore, sposata però al più brutto degli dei, e pure zoppo, Efesto, il dio fabbro, il dio del fuoco. Inevitabile che i due dei giovani e belli diventino amanti. D’altronde il matrimonio tra Efesto e Afrodite non era stato un matrimonio d’amore, ma combinato: secondo una versione del mito, infatti, Zeus concesse Afrodite in sposa al dio del fuoco perché lui liberasse la dea Era, sua madre, dal trono d’oro che egli le aveva donato, ma che era una vendetta per essere stato scagliato giù dall’Olimpo appena nato, per la sua bruttezza. Quando gli altri dei gli chiesero di liberare Era facendolo tornare sull’Olimpo, lui si rifiutò. Solo il dio Dioniso riuscì a riportarlo, facendolo ubriacare e trasportandolo a dorso di mulo. Efesto allora acconsentì a liberare Era a patto che gli venisse concessa in sposa la bellissima Afrodite.

Afrodite, d’altro canto, non aveva nessuna intenzione di amare un dio così brutto, per cui intrecciò una relazione con Ares. Efesto venne a sapere però del tradimento e li colse in trappola: li legò con una rete invisibile eppure tenace mentre giacevano insieme e li trascinò così sull’Olimpo, per denunciare pubblicamente il misfatto. Solo Poseidone convinse Efesto a liberarli, garantendogli che Ares avrebbe pagato la multa che spettava agli adulteri.

Questo il mito. Al Museo Archeologico Nazionale di Venezia un rilievo in marmo proveniente dall’Attica, della seconda metà del V secolo a.C. mostra insieme Ares e Afrodite mentre compiono una libagione su un altare, come buon augurio per la partenza del dio per la guerra. Afrodite è avvolta in un peplo che le copre la testa e versa del vino da una brocca, mentre Ares, con la barba, vestito col mantello e l’elmo crestato le porge la patera per accogliere il vino. La scena non è certo quella tra due amanti, ma di offerta, e infatti si tratta di un rilievo votivo: il dedicante è rappresentato, in proporzioni minori e con la mano alzata in segno di riverenza, dietro Afrodite e il rilievo è proprio dedicato alle due divinità dell’Olimpo greco.

Rilievo votivo ad Ares e Afrodite, V secolo a.C., Venezia, Museo Archeologico Nazionale

Rilievo votivo ad Ares e Afrodite, V secolo a.C., Venezia, Museo Archeologico Nazionale

Afrodite in questa scena è rappresentata in modo ben diverso da come siamo abituati a conoscerla: non abbiamo davanti infatti la dea sensuale che noi tutti conosciamo e che solitamente ci aspettiamo di vedere, ma al contrario la dea appare in un atteggiamento e in fattezze per noi inconsuete ma che non devono stupire: il contesto di sacralità nel quale è inserita ne condiziona l’iconografia in questo caso; diversa dal solito è anche l’immagine di Ares, barbato in questo caso, che riprenderebbe il modello di una famosa statua di Ares realizzata dallo scultore Alkamenes, perduta, da cui deriverebbero sculture romane che raffigurano il dio con la barba.

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