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19 Agosto 2015, bimillenario + 1 della morte di Augusto

Augusto è uno di quei personaggi storici che, se non fosse esistito, la Storia avrebbe avuto un altro corso. Pochi altri personaggi storici sono stati in grado di lasciare un’impronta così potente nel corso delle generazioni a venire e delle civiltà che si sono succedute: e con che stile! Ottaviano Augusto è l’uomo che, volendo mantenere e anzi difendere i valori della Res Publica di Roma, di fatto li stravolse, divenendo per la prima volta imperatore di Roma, riconosciuto e anzi sostenuto da quel Senato che pochi anni prima aveva fatto assassinare Giulio Cesare per la paura che potesse diventare il capo supremo dello Stato romano.

Ritratto di Augusto velato capite

Ritratto di Augusto velato capite

La figura di Augusto è sempre risultata un po’ ambigua, anche ai suoi stessi contemporanei: l’uomo clemente, la cui pietas diventa proverbiale, che vuole conservare i valori dello Stato e che però non esita ad essere spietato nei confronti dei nemici suoi personali e della Res Publica e che si fa accogliere come capo supremo dello Stato, dando vita a quel lungo periodo della storia di Roma che è l’Impero romano.

Prima di lui infatti il potere politico era in mano al Senato, con due consoli eletti annualmente che avevano principalmente incarichi militari. Ma le decisioni dei consoli, che erano due e con carica annuale apposta perché non ci fosse il rischio che volessero sovvertire l’ordine costituito volendo prendere il potere assoluto, dovevano comunque sottostare al Senato. Già nell’ultimo secolo della Repubblica, però, c’era stato qualche tentativo di prevaricare il Senato e il suo strapotere da parte di alcuni carismatici personaggi: dapprima Mario, homo novus, non appartenente ad alcuna famiglia patrizia, che riuscì a diventare console nonostante la sua condizione di nascita, poi Silla, il quale riuscì a farsi nominare Dittatore, carica straordinaria che poteva essere conferita solo in situazione di grave pericolo per lo Stato, e di cui si approfittò ampiamente; fu poi la volta di Giulio Cesare che, nel tentativo di affermare se stesso strinse dapprima un’alleanza con Pompeo e Crasso costituendo il Triumvirato, tre uomini alla guida dello Stato, e poi aspirando al potere assoluto. E fu per questo che fu assassinato. Inizia allora il periodo delle guerre civili, nel corso delle quali emergono due personaggi: Marco Antonio e Ottaviano. Dapprima alleati, diventano poi acerrimi nemici quando in gioco c’è il potere su Roma; il Senato è ormai ridotto a guardare e a sperare che vinca il migliore. E il migliore è Ottaviano, che nel 31 a.C. sconfigge Antonio con la battaglia di Azio. Dal 31 a.C. è lui ad avere il potere a Roma, ma lo prende con molto tatto, portando il Senato a nominarlo Augusto, colui che ha fatto crescere (augere) Roma.

Augusto è il più celebrato degli Imperatori. La sua immagine, come comandante vittorioso, come Pontefice Massimo, come imperatore è arrivata fino ai giorni nostri riprodotta in un numero infinito di statue, rilievi ed effigi che lo ritraggono di volta in volta nell’atto di parlare alle truppe, di officiare le celebrazioni religiose (è questa la pietas augustea), mentre la propaganda politica lo ritrae come il liberatore ma al tempo stesso il conservatore dei valori della Res Publica, tanto cari al Senato. È sempre ritratto con il volto giovane, i capelli corti con le due ciocche sulla fronte che non seguono l’ordine dei capelli, tratto veramente distintivo che consente subito ad una prima occhiata di riconoscerlo. Notissima, e riprodotta in infinite copie, la statua dell’Augusto di Prima Porta, che lo ritrae in piedi, stante, vestito di una bellissima armatura sulla quale sono varie raffigurazioni, tra le quali la restituzione delle insegne romane da parte dei Parti. Altra raffigurazione notissima è quella di Augusto velato capite, con il capo coperto da un mantello, che lo raffigura mentre presenzia alle celebrazioni religiose, alle cerimonie e alle processioni sacre: così è raffigurato ad esempio sui rilievi dell’Ara Pacis, monumento fatto proprio erigere da Augusto a Roma, sul quale è rappresentata tutta la famiglia imperiale impegnata in una processione religiosa.

Il Museo Archeologico Nazionale di Venezia ospita un ritratto di Augusto velato capite. Si tratta di una testa in cui si riconoscono gli occhi dallo sguardo profondo e le caratteristiche ciocche ribelli di capelli. Il naso è andato perduto, e il volto ha qualche abrasione, tuttavia consente di vedere una leggera barba sulle guance, che indica un segno di lutto (e lutti da piangere ne ebbe molti nel corso del suo regno). Sulla testa sono presenti dei piccoli fori nei quali doveva inserirsi una corona radiata in metallo, simbolo dell’avvenuta divinizzazione, che furono praticati dopo la realizzazione della statua sulla cui esecuzione, invece, permangono alcuni dubbi: non è chiaro infatti se si tratti di un ritratto giovanile, da riferire ai primi anni della carriera politica di Ottaviano (e la testa velata starebbe semplicemente a rappresentarlo mentre fa un sacrificio), oppure se si tratti di un’opera realizzata più tardi, quando Augusto è già Pontefice Massimo e negli stessi anni di realizzazione dell’Ara Pacis (13-9 a.C.). Il ritratto risente dell’influsso dell’arte greca classicista nella resa del volto, ma in grande equilibrio con l’attenzione per i tratti fisionomici. Un ritratto reale e ideale allo stesso tempo, che all’attenzione per le caratteristiche fisiche guarda anche all’intelletto.

La statua di Agrippa del Museo Archeologico Nazionale di Venezia

La statua di Agrippa del Museo Archeologico Nazionale di Venezia

Al Museo non trovate solo il ritratto di Augusto: una superba statua del suo più stretto collaboratore, Agrippa, domina l’ingresso storico del Museo, in piazzetta San Marco 17. Agrippa fu il braccio destro di Augusto in molte occasioni, comandante militare di genio, comandante della flotta, risolutivo di tante battaglie e guerre civili, come la battaglia di Azio, nel 31 a.C. nella quale Augusto sconfisse Marco Antonio stabilendo di fatto il suo potere assoluto su Roma. Sempre al suo fianco dunque, tanto da sposarne addirittura la figlia, Giulia. Ebbe grandi riconoscimenti in vita, non ultima la realizzazione di statue ritratto di cui una colossale fu posta nel Pantheon, il grande tempio di Roma da egli stesso fatto costruire nel 27 a.C.; è proprio questa la statua che oggi si trova nel cortile del nostro museo: Marco Vipsanio Agrippa è raffigurato in nudità eroica, secondo quel gusto artistico tipico della fine del I secolo a.C. che abbinava ad un corpo perfetto il ritratto fisiognomico del personaggio in questione. Nella fattispecie il corpo ricorda, nell’impostazione, il Doriforo di Policleto, per mettere in risalto le qualità militari del personaggio, mentre il ritratto è quello, appesantito e ingrassato, di un uomo ormai in là con l’età. L’iscrizione sulla base non lascia dubbi sull’identificazione e racconta che fu Domenico Grimani a portarla da Roma a Venezia. E nel cortile oggi accoglie i visitatori in quelle occasioni in cui l’ingresso è da Piazzetta S. Marco,17.

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Un commento su “19 Agosto 2015, bimillenario + 1 della morte di Augusto

  1. L’ha ribloggato su Il mio bloge ha commentato:
    #visitvenice #museoarcheologico

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